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Primo Barzoni, Presidente e AD di Palm

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  • Ortopallet - Palm Work & Project - Idee Regalo, Regali per la Persona, Regali Aziendali, Per la Casa, Arredamento, Orto e Giardino, Animali Domestici, Tempo Libero
Primo Barzoni, Presidente e AD di Palm - AcquistiVerdi.it

Nasce un nuovo appuntamento di AcquistiVerdi.it, con le interviste a personaggi del mondo imprenditoriale e della società che in concreto, con il proprio lavoro quotidiano, contribuiscono alla crescita del settore green.

Cominciamo da una persona già nota a molti visitatori di AcquistiVerdi.it, che dall’inizio (2005) ha  seguito e supportato lo sviluppo e la crescita del portale, dalla realizzazione della prima edizione 2006 di Acquisti Verdi Expo, presso la Cooperativa Palm WP a Viadana (MN), alla commissione di un importante lavoro di approfondimento sulla Green Supply Chain (Speciale di AcquistiVerdi.it del Novembre 2006) ancora oggi tema di grandissima attualità, come dimostrano gli oltre 1.000 recenti download di un documento sia pure così datato: http://www.acquistiverdi.it/news/la_green_supply_chain

Primo Barzoni, Presidente e AD di Palm S.p.A., racconta ad AcquistiVerdi.it COME E PERCHE’  è diventato imprenditore dello sviluppo sostenibile.

 

 

AV: Primo, l’azienda Palm è stata fondata da tuo padre negli anni ’60, quando ti è venuta l’idea di traghettarla dalla parte dello sviluppo sostenibile?

 

Fin dagli anni Ottanta, quando io e i miei sette fratelli abbiamo preso in carico l'azienda di famiglia, i temi dell'innovazione in senso di eco-compatibilità sono sempre stati il cuore dell'azienda. Abbiamo iniziato adottando un codice etico e certificando il valore sociale dell'impresa attraverso il coinvolgimento diretto di tutti i nostri fornitori all'interno di una filiera sostenibile, tracciata, rintracciabile e certificata per esprimere aspetti economici, sociali e ambientali. Abbiamo puntato sulla differenziazione e su un approccio innovativo sia nella progettazione che nella realizzazione, che si può tradurre nei termini eco-design e eco-progettazione.

 

AV: Sei diventato il paladino della coerenza tra contenuto e contenitore: cosa ti ha portato a intuire, direi “ante litteram”, che l’innovazione abbinata all’ecologia avrebbe rappresentato un vantaggio competitivo per la tua azienda?

 

A portarmi a questo approccio è stato prima di tutto un percorso personale, ovvero l'aver imparato a considerare, prima ancora del mio ruolo di imprenditore, quello di cittadino responsabile e, quindi, consapevole che quando facciamo la spesa e scegliamo prodotti etici, equo-solidali o biologici non sempre c'è piena coerenza rispetto all'imballaggio primario, secondario o terziario. Queste mie considerazioni personali mi hanno permesso di agire in prima persona, attraverso Palm, nel promuovere imballaggi puliti e progettati in modo sostenibile e responsabile attraverso una filiera certificata. Poi, con la collaborazione di centri di ricerca, università e associazioni dei consumatori, ho cercato di far comprendere ai consumatori che l'imballaggio e il pallet fanno parte a tutti gli effetti del prodotto o servizio che scegliamo di acquistare.

Palm si pone questo obiettivo: produrre garantendo il benessere dell'uomo e la tutela dell'ambiente sociale e ambientale che lo circonda. Il greenpallet, infatti, è controllato e certificato secondo standard rigidi di salubrità e combatte la produzione e il commercio illegale di pallet, un fenomeno poco conosciuto ma molto pericoloso perché alimenta una filiera illegale e perché non garantisce la sicurezza, la salubrità il giusto trattamento delle merci. Inoltre, ci impegniamo a promuovere la produzione locale a chilometro zero. Sfruttando le risorse locali si ha un maggior controllo sulle materie prime e, soprattutto, si incentiva la creazione di nuovi posti di lavoro e si promuove il Made in Italy, accompagnando tutti i prodotti italiani con imballaggi interamente locali.

 

AV: Quali sono gli elementi qualificanti che rendono il pallet un prodotto ecologico al 100%?

 

Il pallet prodotto da Palm si chiama greenpallet non a caso, ma perché rispetta un rigido disciplinare che riduce al massimo l'impatto sull'ambiente e si fa, quindi, portatore di una filosofia di produzione “giusta” ed eco-compatibile. Si tratta di un pallet sano, sistemico ed etico. Innanzitutto perché sfrutta materie prime controllate attentamente e certificate da enti terzi (etichette Fsc, Pefc, AssoSCAI). Il legno dei nostri greenpallet è perfettamente rintracciabile e proviene da foreste gestite in modo corretto e sostenibile. Si combatte, quindi, la deforestazione e il taglio illegale favorendo forestazioni programmate e locali. Lungo l'intero ciclo produttivo vengono adottati sistemi di produzione che impiegano energia pulita (Palm è socia di un consorzio che produce energia pulita e rinnovabile) e, quindi, riducono l'emissione di CO2. Inoltre, la progettazione viene pensata in modo che il greenpallet possa essere reinserito continuamente nel ciclo di vita, riciclato oppure reimpiegato con nuovi usi, in modo da non produrre mai rifiuti. Tutti questi elementi sono ben visibili e riconoscibili attraverso segni e loghi, attraverso i quali educhiamo imprese e consumatori a riconoscere e promuovere i prodotti ecosostenibili.

 

AV:Com’è nata l’idea dell’Ecodesign? E da lì la proposta di un Greenpallet versatile “onnipresente” come al Salone del Gusto, nelle case (per esempio nel recente lavoro Ikrea fatto con Altreconomia) e anche negli allestimenti degli eventi?

 

Il greenpallet prodotto da Palm ha sempre avuto caratteristiche di grande versatilità. Questo per rispondere alle differenti esigenze dei nostri clienti, che necessitano di differenti formati e tipologie per ridurre l'ingombro e, quindi, gli sprechi. Ma, come dicevo, Palm è un'impresa che si ispira alla natura. In natura non esistono scarti e tutto viene continuamente reimpiegato. Così abbiamo pensato che anche il pallet poteva trovare una nuova vita e diventare, così, elemento di arredo e di allestimento. A ispirarci è stata anche la considerazione che ogni cittadino ha in media 4 pallet a testa, che paghiamo all'interno del prezzo della spesa. Abbiamo quindi pensato: ”Perché non insegnare alle persone a utilizzare questi pallet nella loro vita quotidiana?”. Così sono nati i mobili Palm Design, gli allestimenti per fiere ed eventi interamente eco sostenibili e a impatto zero e persino “Ikrea”, un sistema di auto-costruzione innovativo e divertente, che consente a chiunque di costruire mobili ecologici per la sua casa partendo proprio dal pallet. In Palm è nata una nuova area di business : Palm Design, il punto di riferimento dove collaborano diversi importanti designer, che condividono i valori a cui Palm si ispira. Inoltre, con il supporto dei ragazzi della nostra cooperativa sociale Palm Work&Project, è nata l'idea di creare qui in campagna un piccolo centro di promozione del design e rinnovare l'utilizzo del legno  nelle nostre case e nella nostra quotidianità.

 

AV:Quanto conta nel successo di Palm la capacità di “fare rete” con altre imprese? E il marketing?

 

Conta moltissimo. Ne è un esempio già la collaborazione con Acquisti Verdi, avviata nel 2006 quando abbiamo realizzato il primo expo Acquisti Verdi presso lo spazio Palm Work&Project. Nessuno avrebbe scommesso che un'azienda di pallet potesse attivare un tale movimento eppure più di 150 persone sono arrivate da tutta Italia fino a Viadana in quell'occasione. Abbiamo sempre pensato che si diventa bravi insieme agli altri. La capacità di fare rete si estende a tutti gli attori del cambiamento: le associazioni dei consumatori e delle imprese, le istituzioni, gli enti di ricerca, le università etc. In Palm abbiamo tessuto una fitta rete di collaborazioni anche con numerosi ricercatori, architetti e designer, oltre che con tutte le realtà che animano la tutela dell'ambiente (ad esempio il Corpo Forestale dello Stato), la promozione dell'imprenditoria sostenibile e del consumo consapevole. In questa attività è fondamentale il contributo della cooperativa sociale Palm Work&Project e di Ecofriends, l'associazione da noi fondata alcuni anni fa per mettere in relazione e far dialogare i cittadini e le imprese che consumano e producono in modo sostenibile

 

AV:Primo Barzoni è sempre il “primo” nell’innovazione: anche il primo prodotto riciclato certificato secondo il recente standard ICEA è di Palm. Cos’altro bolle in pentola?

 

La certificazione ICEA è stato un altro grande risultato per la ricerca operata da Palm, che ci ha visti impegnati per introdurre il principio del riciclo anche nel pallet. Accanto alle 3 “R” che da sempre contraddistinguono la nostra filosofia (Recupero, Riciclo, Reimpiego) ne abbiamo aggiunta una quarta: Responsabilità. Non tutti i pallet usati sono idonei a essere reimpiegati per qualsiasi prodotto, per esempio per il biologico, i prodotti etici o tutti i prodotti che entrano a contatto con la persona. Per questo, nella fase di riciclo, abbiamo creato una piattaforma di recupero in cui i pallet vengono interamente sanificati prima di essere rimessi in circolazione, osservando gli standard di Icea, che ha certificato oltre 700 imprese del biologico. Anche questo è uno strumento per proseguire il dialogo verso il biologico. Recentemente abbiamo ottenuto un'altra importante certificazione: l'etichetta di Legambiente per il clima, che arriva da un percorso di Carbon Footprint di filiera, che ci ha permesso di monitorare tutte le azioni interne ed esterne del ciclo produttivo fino ad arrivare alla riduzione del 18% di CO2 rispetto al 2007, con l'obiettivo di raggiungere -50% nel 2020, così da portare Palm al 100% di sostenibilità e a tendere verso l'emissione zero.

 

AV:Qual è il tuo auspicio per il futuro di Palm e in generale per il futuro dei prodotti ecologici?

 

Il mio auspicio è, innanzitutto, che la cultura dell'ecosostenibilità si diffonda sempre più a macchia d'olio e, più in generale, che si realizzi quel cambiamento di paradigma di cui parlavo, per cui l'uomo diventerà, finalmente, il centro e l'elemento propulsore di ogni ciclo produttivo. Credo che sia importante far capire alle aziende che investire sulla responsabilità sociale d'impresa non è un costo ma un vantaggio. Bisogna favorire la cultura di un'impresa etica, che inizia quando l'impresa, con gli uomini e le donne che vi lavorano, è disponibile a fare qualcosa per gli altri. Il processo si completa con il cittadino che, informato e formato, diventa co-produttore all'interno del processo produttivo.



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