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CAVIRO, la sostenibilità della più grande filiera vitivinicola italiana

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CAVIRO, la sostenibilità della più grande filiera vitivinicola italiana - AcquistiVerdi.it

AcquistiVerdi.it dedica l'intervista di aprile a Giovanni Marani, Direttore Ricerca e Sviluppo di Caviro, cooperativa agricola con 32 cantine Socie e 12.000 viticoltori soci in 7 regioni italiane, 180 milioni di litri di vino confezionato in bottiglia ed in Tetra Pak, venduti in tutto il mondo. Dopo il convegno organizzato a Trento sugli strumenti di sostenibilità per il settore agroalimentare “Coltivare la sostenibilità” lo abbiamo intervistato.
AV: Siete tra i primi fautori di un modello di economia circolare, di cui oggi si parla tanto. Ci racconta la storia?

GM: CAVIRO è un consorzio nato nel 1966 per volontà di 9 Cantine Cooperative Sociali della Romagna con la necessità di trasformare eccedenze di produzioni e scarti di lavorazione derivanti dalla produzione del vino e dalla lavorazione della frutta. Fino al 1985 l’attività del consorzio è  esclusivamente in ambito distillatorio, poi incorpora il Consorzio Cooperativo Forlivese COROVIN e da quel momento inizia il forte sviluppo nella produzione del vino imbottigliato fino ai nostri giorni per diventare leader indiscusso del segmento vino di consumo quotidiano. L’attività di recupero degli scarti di lavorazione dell’uva e della frutta ha comportato fin dall’inizio la necessità di implementare sistemi virtuosi che permettessero di valorizzare i prodotti recuperati dagli scarti, ottenere energia ed evitare inquinamenti ambientali.

Già negli anni 1990, il vapore e l’energia elettrica necessaria ai processi di lavorazione e distillazione era ottenuto, in parte, sfruttando combustibili rinnovabili, vinacce, noccioli di pesca e biogas dai reflui organici delle lavorazioni in digestione anaerobica.

L’evoluzione del mercato del segmento distillatorio e l’esperienza maturata nello sfruttamento, sostenibile, degli scarti di lavorazione agroindustriale, per ottenere prodotti a maggior valore aggiunto, ci ha permesso di implementare le tecnologie che oggi ci consentono di essere autosufficienti dal punto di vista energetico,  ( 100 milioni di kwh/anno) di immettere energia elettrica rinnovabile in rete, di produrre compost per l’agricoltura, anche biologica, con grande attenzione alle tematiche di tutela dell’ambiente e certificando i nostri siti produttivi secondo la norma UNI ISO 14001:2004  

AV: Quando avete avviato l’importante lavoro di rintracciabilità di filiera per Tavernello il primo marchio di vino italiano nel mondo ed il vino più venduto in Italia?

GM: Abbiamo pensato di individuare un modello di gestione di rintracciabilità di Tavernello in Tetra Pak, per rendere visibile al consumatore l’origine del prodotto, avviando un progetto ambizioso perché coinvolge nella filiera un elevato numero di soci agricoltori, di Cantine associate a CAVIRO delle regioni italiane. Il progetto avviato nel 2002, si è concretizzato nella vendemmia 2003 con il Tavernello bianco e dalla vendemmia 2006 con il rosso e rosato.

AV: Come comunicate ai consumatori il valore aggiunto della rintracciabilità di filiera?

GM: Grazie al sistema di rintracciabilità, possiamo mantenere aggiornato il lotto di provenienza della materia prima, un valore aggiunto per la qualità del prodotto, le cui caratteristiche organolettiche possono rimanere così più costanti nel tempo. Il consumatore ha la possibilità di inserire il codice lotto del prodotto in una spazio dedicato del sito per conoscere tutta la sua storia, la sua filiera produttiva. 

AV: Nel 2013 avete realizzato uno studio LCA (analisi del ciclo di vita, ndr) sul Tavernello, quali sono le criticità emerse?

GM: Lo studio ci ha fornito utili indicazioni sugli impatti ambientali lungo la catena di produzione del vino, dalla coltivazione fino all’imbottigliamento ed alla distribuzione. Gli impatti maggiori sono risultati durante la fase di coltivazione, in cui si ha il maggiore consumo di acqua, acidificazione del suolo e consumo di risorse. Altro interessante aspetto, emerso dallo studio, è legato al trasporto degli imballaggi: per confezionare la stessa quantità di vino, usando il Tetra Pak, occorre un solo TIR di bobine, usando il vetro invece occorrono 23 TIR di bottiglie vuote: in tal modo garantiamo una notevole riduzione di CO2 anche nei trasporti.

AV: Quali sono i progetti per il futuro?

GM: Proseguiamo nella ricerca di componenti nobili estraibili dai sottoprodotti e scarti della filiera vinicola  e agroalimentare. Anche nelle energie da fonti rinnovabili crediamo ci sia ancora spazio per innovare e dare un servizio al territorio.



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